parmareport-testata

Intervista su Parmareport 20 giugno 2017

Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono

Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono        Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono
Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono        Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono
Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono        Jacoland: l’atelier della musica dove il legno diventa suono

GALLERY. STORIE DI COMMERCIO. Professionalità, esperienza, passione. L’antica arte della liuteria ancora attiva nel cuore di Parma. “Per costruire serve pazienza e tanta curiosità”.


Jaco Pastorius – storico bassista dei Weather Report – è stato un modello per Fausto Fiorini, liutaio attivo in Piazzale Serventi, nel cuore di Parma. “Ho studiato Jaco per crescere musicalmente” – racconta l’artigiano. – E’ unico, come unici vogliono essere i nostri lavori”. E’ dalla passione per la musica e dall’ammirazione per l’unicità di Jaco (da cui il nome) che nasce Jacoland. “L’atelier della musica, la sartoria dello strumento”. Luogo dove ci si dedica alla riparazione di strumenti a corda e percussioni, al restauro, ma soprattutto alla progettazione. Jacoland è il luogo in cui un pezzo di legno diventa suono.

Quando e come nasce Jacoland?
Suono la chitarra da quando avevo otto anni, è una passione che coltivo da sempre, e da venticinque anni progetto strumenti. Ho iniziato per hobby, poi è diventata una vera e propria professione. Jacoland è nato quattordici anni fa. Vivevo a Castell’Arquato – Piacenza – e lì ho aperto la mia prima attività.  Otto anni fa mi sono trasferito a Parma, inizialmente in un “buco” accanto alla Corale Verdi. Sono stato lì sette anni, finché, lo scorso anno, mi sono spostato qui.

Non un semplice negozio…
Jacoland non è un negozio, ma l’atelier della musica, la sartoria dello strumento. Mi occupo di riparazione di strumenti musicali a corda e percussioni, di restauro, ma soprattutto di progettazione. Creo strumenti partendo da un pezzo di legno. Spesso prendo spunto da costosi marchi americani e riproduco il pezzo, ma ad un prezzo più contenuto. L’innovazione sta proprio nel ridurre i costi, a parità di qualità sonore.

Sicuramente costruire uno strumento partendo da zero non è semplice. Cosa serve per riuscire nell’impresa?
Si parte da un tronco di legno, che deve arrivare a generare un suono. Non è semplice, ma nemmeno impossibile. Serve molto studio, molta preparazione tecnica, buona manualità, ma prima di tutto una grandissima curiosità. Serve porsi tanti “perché” e provare a dar loro una risposta.

Tieni anche dei corsi di liuteria. Nel secolo della tecnologia, che tipo di approccio hanno i giovani con un’arte del genere?
La situazione è molto cambiata rispetto a qualche anno fa. I miei allievi hanno un’età che va dai trentacinque anni in su. E’ gente che lo fa per passione, non per diventare un liutaio. Purtroppo non si trovano più ragazzi pazienti. Si preferisce comprare su internet dei prodotti di minor qualità pur di averli al volo. E questo non fa crescere la professionalità.

C’è qualche strumento da te realizzato e finito nelle mani di qualche “grande della musica”?
Sì, ed è stata un’immensa soddisfazione. Due personaggi internazionali di primo livello hanno suonato con i miei strumenti: Marcus Miller e John Patitucci – celebri bassisti statunitensi. Tra gli italiani, invece, Flaco Biondini – storico chitarrista di Francesco Guccini.

Tra i vari strumenti costruiti ci sono anche delle tua “invenzioni”? E ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
Sì. Proprio in questo periodo sto progettando – con la collaborazione di Flaco Biondini – uno strumento che chiamerò Triade. Flaco si è stancato di tenere più chitarre, così abbiamo pensato ad un pezzo unico, che sia insieme chitarra classica, folk e jazz, con tre suoni ben distinti e indipendenti. Uno strumento a cui sono particolarmente legato? Un basso fatto nel 1978. Un pezzo che ho deciso di non vendere, lo considero un po’ mio figlio. E’ quello che mi ha sempre accompagnato e mi ha dato modo di fare il resto.

Un lavoro che ricordi volentieri?
Ho riprodotto una chitarra acustica sul modello di quella di Ervin Somogyi, il liutaio più famoso al mondo. Il suo è un esemplare unico e replicarlo mi ha dato una grande emozione. Ho utilizzato venti tipi di legno diversi per fare la paletta. La sua si chiama Somogyi, la mia l’ho battezzata Jacogyi.

Cos’è per te la musica?
E’ vita. La musica mi ha salvato in momenti di debolezza, di sconforto. E’ vibrazione, è positività. La musica ti muove l’anima.

Ci racconti un aneddoto legato alla tua attività?
Un uomo mi ha chiesto un portasigarette elettroniche a forma di chitarra. Non è semplice, ma ci sto provando. La sfida è all’ordine del giorno. Un’altra volta, invece, una signora mi ha portato una chitarra del 1915. Era in legno di noce. Quando gli ho passato sopra la ceralacca – che è alcolica – è venuto fuori un odore molto particolare…sembrava nocino! Quella chitarra era totalmente distrutta, rifarla suonare, ridarle vita, è stata una grandissima soddisfazione.